Qui non c'è pace.
Non c'è sonno, almeno non per i forestieri, non per i viaggiatori impolverati come noi. Non c'è rifugio. Non c'è relax. Non c'è pace. Non c'è riposo. Ѐ colpa del vento.
L'aria pesante dell'oceano spira senza sosta nell'entroterra dal Mar Rosso, possiamo sentirne l'odore del sale! Viene risucchiata verso ovest nel cuore del deserto, verso l'Africa, nel caldo e secco bacino del Lago Assal, il punto più basso del continente. Uno scherzo della fisica ha trasformato questo valico di montagna in un perfetto tunnel ventoso. Fa ronzare i risvolti della mia camicia come le eliche di un elicottero. E il villaggio barcollante di Leita, costruito con scarti arrugginiti di metallo corrugato, di cianfrusaglie prese dalle saline abbandonate, fa rumore come se stesse rotolando di lato nella terra. Ogni baracca legata, tenuta insieme da filo metallico e bloccata con pietre sferraglia, fa rumore, scricchiola, suona, tintinna, picchietta, risuona e gratta. Incessantemente. Un frastuono snervante. Un baccano 24 ore su 24.
A Leita, le madri e i padri non hanno bisogno di nascondere le loro notti intime. Persino nella baracca più minuscola strapiena di bambini, i cimbali incessanti del vento e del metallo soffocheranno le più alte grida di piacere. Il frutto di questi accoppiamenti rumorosi probabilmente diventerà in parte sordo. Forse dovrà imparare dalla nascita a leggere il labiale. Se a Leita il vento un giorno si dovesse fermare, i 3000 abitanti di questo avamposto povero, dimenticato e cacofonico, un villaggio di minatori di sale al vento e senza lavoro, saranno in crisi. Correranno di qua e di là in strani cerchi, con gli occhi spalancati, battendosi le mani sulla testa.
Per la prima volta nella loro vita, ascolterebbero in modo chiaro la loro voce.
Ascolterebbero i battiti del loro cuore.
Il silenzio li terrificherebbe.
