Marc Prowisor annuncia che mi porterà a trovare un palestinese. E lo fa, guidando il suo SUV polveroso dall'insediamento israeliano in cui vive (forse il sito biblico di Shiloh, dove l'arca dell'alleanza è stata conservata in una tenda) oltre le recinzioni di sicurezza, il cancello elettrico, fino alla trasandata fattoria di Khaled Daraghmeh.
Khaled Daraghmeh.
Bassam Almohor
Daraghmeh non è contento di vederci. Il contadino palestinese ha una barbetta grigia sul mento. Una massa arruffata di capelli spessi e neri. Pantaloni sporchi di lavoro. Uno sguardo guardingo.
"Chi siete?" chiede, in modo duro. "Che cosa volete?"
“Sabah-il-khair!” riponde Prowisor: "Buongiorno!" È il guerriero felice. Sorride calorosamente. Ha infilato la pistola nella cintola dei jeans, nascondendone l'impugnatura col fondo della camicia. Non tende la mano per salutare perché sa che Daraghmeh non la stringerà.
Americano di origine ebrea, Prowisor è il direttore della sicurezza del One Israel Fund, un'organizzazione che fornisce assistenza logistica agli insediamenti israeliani che occupano la Cisgiordania. Ho interrotto il mio percorso per fermarmi a Shilo perché desideravo visitare questi avamposti controversi e incontrare un colonizzatore israeliano. La comunità di Prowisor, insieme ad altre, sta cercando di sfrattare Daraghmeh dalla terra che coltiva, sostenendo che la occupa in maniera abusiva. La risposta di Daraghmeh è che i campi color fieno appartengono alla sua famiglia da un secolo. Questa discussione va avanti da anni. I due sono nemici assoluti.
"Di cosa parliamo?" mi chiede Prowisor, in inglese.
Osserva vagamente un vecchio pezzo di compensato sostenuto da pneumatici. Si tratta di un tavolo che espone i prodotti di Daraghmeh sulla strada: olive stagionate in vecchie bottiglie di soda, qualche manciata di noci, qualche piccola arancia indurita. In un arabo stentato chiede dove si trova la fattoria palestinese.
"Dice che alcuni colonizzatori lo hanno attaccato," traduce Prowisor. "Gli hanno rotto il braccio, ed è appena uscito dall'ospedale. Non è vero. A me sembra in forma."
Vedendo che gli ospiti indesiderati non se ne vanno, la tradizionale cortesia araba di Daraghmeh si attiva, in parte. A malavoglia, ci fa cenno di raggiungerlo sotto un pergolato sgangherato. Il palestinese dice al figlio quattordicenne di smetterla di filmare l'incontro. Il ragazzo sta girando intorno con la telecamera, a pochi passi da noi. Ha imparato a riprendere ogni interazione coi colonizzatori da attivisti europei per i diritti umani. Si rifiuta. Continua a filmare. Daraghmeh urla contro di lui e, con rabbia, gli ordina di portare del tè. Il ragazzo va via.
I due uomini di mezza età, uno vestito per una camminata all'aperto in Colorado e l'altro in un'accozzaglia di vestiti tipica dei paesi in via di sviluppo, sono seduti con disagio su sedie da giardino in pessimo stato, su vecchi sedili di auto sistemati all'ombra.
"Ci sono dei ragazzi matti che creano scompiglio in questi problemi", ammette finalmente Daraghmeh. Si riferisce ai palestinesi che lanciano le pietre. "Io voglio solamente vivere in pace. Voglio vivere nella mia fattoria. Per coltivare le mie arancie."
"Ha ragione." Annuisce Prowisor. Aggiunge in un inciso: "I giovani da entrambe le parti sono diventati più duri di noi più grandi. Io sono conservatore al 100%, ma i miei figli sono ancora più intransigenti. Ne hanno abbastanza, e parlano di non tirarsi indietro davanti ai terroristi. Non hanno ricordi."
Prowisor racconta di quando era giovane e frequentava liberamente i palestinesi. Allora, le cose erano più flessibili. Andava in Cisgiordania a bordo di autobus palestinesi, mangiava a Hebron, nei negozi di hummus. Sono ricordi nostalgici. Perfino mentre dirigeva operazioni contro i militanti palestinesi (Prowisor ha partecipato a diversi scontri a fuoco in Cisgiordania) ha cercato di negoziare segretamente coi suoi oppositori durante incontri clandestini in mezzo a oliveti. I suoi figli adulti, due dei quali fanno parte dell'esercito israeliano, non lo farebbero mai.
"Non si identificano affatto coi palestinesi," ammette. "Non ne hanno avuto la possibilità. Non hanno avuto nessun rapporto con loro al di fuori del conflitto."
(Dopo questo incontro, alcuni estremisti di entrambe le parti scateneranno una guerra nella vicina Gaza. Tre adolescenti colonizzatori israeliani saranno rapiti e uccisi in Cisgiordania; per vendetta, anche un adolescente palestinese verrà rapito e bruciato vivo da parte di alcuni israeliani, tra cui due adolescenti.)
Il figlio di Daraghmeh porta il tè nel pergolato.
ll suo giovane volto è corrugato in un'espressione di disprezzo, di pura rabbia. Ci allontaniamo in auto dalla fattoria. Vedo Daraghmeh in piedi di fianco alla strada. Un uomo dagli occhi rossi che sembra non aver dormito per anni.
Passo la notte nella stanza libera del figlio soldato di Prowisor. C'è un poster dei Philadelphia Eagles sul muro. La casa potrebbe essere un'abitazione di periferia negli Stati Uniti. I Prowisor sono persone alla mano, amichevoli. La moglie di Prowisor, Suri, è una tessitrice fenomenale: cuce fasce in cotone per neonati, ispirate alla tradizione ebrea. All'esterno, nell'insediamento di Shilo, circondato da barriere protettive che ricordano una prigione di piccole dimensioni, ci sono una sinagoga, scuole e un museo. (Alcuni messianici israeliani fondarono l'insediamento spacciandosi per ricercatori archeologici.) Un uomo vende formaggi pregiati in una bancarella fuori dal supermercato. Prowisor mi mostra i suoi dipinti a olio. Aveva uno studio in affitto a New York.
"Ho un sogno," racconta. "Sogno di lasciarmi alle spalle tutto questo stress e dipingere in Alaska."
Ma Marc Prowisor non vedrà il caribù e l'orso. Non dipingerà sotto aurore scoppiettanti. Dubito che lascerà mai la Cisgiordania per la tundra ghiacciata.
"Allora, com'è andata?" mi chiede con genuina curiosità alcuni giorni dopo Bassam Almohor, la mia guida palestinese.
Io e Bassam camminiamo insieme verso la vecchia città di Nablus, a Nord. Prowisor aveva cercato di ottenere il permesso per Bassam per poter visitare Shilo. Si era scusato per non esserci riuscito.
Marc Prowisor (at right) chats with Shilo’s security officer in the Israeli settlement’s supermarket.
Paul Salopek
Racconto a Bassam quello che posso: del breve slancio di empatia tra Prowisor e Daraghmeh. Del fatto che la nuova generazione sia più insensibile della precedente. E penso alla storia della crociata dei bambini: 800 anni fa i bigotti dell'Europa spedirono eserciti di ragazzi di strada verso la Terra Promessa per convertirla e conquistarla tramite l'innocenza. I mercanti, però, avevano venduto le barcate di bambini come schiavi.
