Paul Salopek sta ripercorrendo il tragitto delle prime persone che sono emigrate dall'Africa nell'età della pietra. Il suo ininterrotto viaggo di 39 mila chilometri a piedi, chiamato "Out of Eden Walk", è registrata attraverso resoconti.
Racchiusa in un anfiteatro di colline rugose sulla ventosa costa del mar Caspio, Baku ha attirato viandanti fin dall'età della pietra. Una volta offriva pesce e riparo, poi la città è cresciuta rapidamente come strategico porto medievale fortificato, reso potente dal commercio sulla Via della Seta e, infine, nel diciannovesimo secolo, la città è esplosa come capitale mondiale del petrolio.
Nel 1900 le dinastiche ricchezze europee venivano dal petrolio di Baku (i Rothchilds e i Nobels, per fare un paio di nomi). I nuovi ricchi, locali o stranieri, misero su estravaganti teatri dell'opera e palazzi in un eclettico miscuglio di stili (l'improvviso petroliere milionario di Baku modellò le sue proprietà sullo stile dei palazzi veneziani). La vecchia città con caravnserrgali si trasformò in una sporca stazione di servizio dell'epoca industriale. Come ha notoriamente riportato un turista nel 1911: "Il petrolio è nell'aria che si respira, nelle narici, negli occhi, nell'acqua della vasca (ma non nell'acqua da bere, che viene portata in bottiglie da lontane sorgenti minerali), nelle lenzuola inamidate - ovunque."
Un tempo sede dei locali governanti musulmani Shirvanshah, Baku cadde sotto il controllo di diversi imperi: la Russia imperiale, la Persia, la Turchia ottomana e, per un breve periodo, la Gran Bretagna. "Baku è una commistione di oriente e occidente, settentrione e meridione," afferma Fuad Akhundov, storiografo ufficioso della capitale litorale dell'Azerbaigian, una delle città culturalmente più variegate del mondo. "Baku accetta ogni idea che arriva qui e poi, in qualche modo, la trasforma in qualcosa di proprio."
Questo gioco di influenze continua fino ad oggi, anche se meno violentemente, con la Russia, l'Occidente, l'Iran e la Turchia - e corporazioni petrolifere multinazionali - che competono per l'accesso agli ancora ricchi giacimenti di petrolio e gas . Durante l'impennata dei prezzi dell'energia anni 2000, l'Azerbaigian ha destreggiato accortamente i propri interessi. Ma con il collasso del mercato petrolifero, è iniziata la resa dei conti: l'economia petrolio-dipendente del paese è in stallo e molti investitori stanno scappando. Entrare a Baku oggi - patria sia del più grande KFC del mondo che di saune di 500 anni fa - è stato come entrare in una città scintellante sul filo del rasoio.
