Fate qualche trucco magico?
Sono gli abitanti del paese, che ci guardano mentre passiamo sotto il sole accecante del deserto del Thar. Stiamo camminando attraverso l'India con un asino da soma. La gente del posto ci scambia per degli artisti vagabondi, ciarlatani ambulanti, nomadi circensi. La risposta alla loro domanda naturalmente è sì. Portiamo magia. Lo fanno proprio tutti.
La magia sta nell'acqua.
Gli esseri umani sono una fonte di acqua leggermente salata. Come sa ogni studente, i nostri corpi contengono la stessa frazione di acqua, il 71%, come la porzione della superficie terrestre che è coperta dagli oceani. Non c'è nessun mistero. Siamo animali d'acqua nati in un pianeta d'acqua. L'acqua è ovunque e da nessuna parte. E' un composto incessante- di transizione, instabile, sempre in movimento. Cambia forma costantemente da gas a liquido a solido e viceversa. (Anche l'acqua ghiacciata al Polo Sud nella calotta di ghiaccio profondo un miglio e mezzo risale a milioni di anni fa, scorre ancora, anche se lentamente). Gli oceani contengono 97.25 per cento di tutta l'acqua sul pianeta. I poli e i ghiacciai trattengono il 2 per cento. La gocciolina assurdamente piccola e potabile che rimane, il prezioso 0,75 per cento dell'acqua fresca che l'Homo Sapiens fa affidamento sulla sopravvivenza, noi la sprechiamo come dei pazzi furiosi nel deserto.
In India, paese di 1.3 miliardi persone, una buona metà della popolazione vive in una crisi idrica. Più di 20 città, tra cui Delhi, Bangalore e Hyderabad, inghiottiranno tutte le loro falde acquifere lasciandole secche nei prossimi due anni. Ciò significa che cento milioni di persone vivranno senza falde acquifere. Gli agricoltori del Punjab, uno dei principali granai, si lamentano che i loro livelli freatici sono scesi del 40, 60 o 100 piedi in una singola generazione. Un'eredità di acqua accumulata dall'ultima Era Glaciale, attraverso migliaia di anni, è pompata instancabilmente dall'agricoltura industriale, dalla Green Revolution. La risposta del Governo? Costruire dighe più grandi (l'India ne ha già 5.000) e rincanalare il corso dei fiumi per soddisfare la sete delle regioni aride. Nel frattempo, le piogge monsoniche vitali diventano più irregolari con il cambiamento climatico. E la domanda di acqua fresca aumenta di 16 milioni di nuovi esseri umani all'anno.
"Conservazione? Nessuno ne parla", afferma il mio compagno di cammino Arati Kumar-Rao, un fotografo naturalista, che ha vissuto tra i contadini delle terre aride del Thar.
A centuries-old well in the Thar Desert of Rajasthan.
Paul Salopek
La tecnologia di raccolta di piogge per gli abitanti del deserto d'India è antica e complessa. Osservano attentamente l'ampia distesa del terreno, notando dei leggeri avvallamenti chiamate aagor- bacini a cielo aperto. Incanalano le scarse piogge su queste pendenze appena percettibili verso gli stagni effimeri chiamati khadeen. Questi serbatoi alimentati dalla pioggia che hanno coltivato per secoli, forse millenni, senza irrigazione, coltivando colture resistenti alla siccità come il miglio.
Kumar-Rao ed io ci fermiamo nel deserto. Il sole è tossico. Ci sono 113 gradi Fahrenheit (45°C). Abbiamo sete. Lascio cadere un secchio di latta attraverso una botola. Sento uno splash. Tiro un delizioso peso su una corda.
"Hah!" urla un uomo. "Cosa stai facendo?"
E' apparso da una capanna. E' un pastore. Questa è la sua acqua piovana, raccolta radialmente, da molti acri spaccati dal sole intorno, in questo buco scavato a mano. Potete bere quanto volete ci dice, è il diritto di ogni viaggiatore, ma non potete lavarvi.
Out of Eden Walk
Quando finalmente partiamo per la nostra strada, Kumar-Rao ed io, nella città di pellegrinaggio di Salasar, potrà immergere i suoi piedi doloranti in un secchio con del liquido trasparente.
Il comfort dell'acqua sull'acqua.
* * *
Un atomo di ossigeno. Due atomi di idrogeno.
Le molecole d'acqua sono piegate come una punta di freccia, come un gomito. Ciò conferisce loro una certa polarità, una carica infinitesimale, che collettivamente plasma il mondo. Sono il magico solvente, che legano e dissolvono le cellule cerebrali, le montagne, il vapore del caffè del mattino, le placche tettoniche.
Cammino sul bordo del deserto del Thar.
Passo attraverso dei villaggi dove il cambio dell'uso dell'acqua sta avvelenando le persone lentamente. Nel passato, solo l'acqua piovana di superficie era sufficiente per soddisfare le esigenze dell'umanità. Ora, l'agricoltura moderna e la crescita della popolazione hanno bucato la terra con migliaia di pozzi trivellati: tubi perforati a macchina le cui pompe sfruttano profondamente le acque sotterranee. Tuttavia, non tutta questa fornitura, una volta inaccessibile, è salutare. Contiene minerali. Fluoruro. Arsenico. Varia da luogo a luogo. Questa è la metà della crisi, non di quantità, ma di qualità.
"Sapete che i vostri livelli di fluoruro sono al di sopra degli standard di sicurezza?" chiede ai paesani riuniti il mio nuovo compagno di cammino, l'ecologista Siddharth Agarwal.
Siddharth Agarwal measures the fluoride level in water from village wells in the Thar Desert.
Paul Salopek
Agarwal, che ha percorso migliaia di miglia lungo i fiumi in India, spesso si ferma per testare l'acqua dei rubinetti del villaggio lungo il nostro percorso. Usa un device attaccato al suo smartphone che misura i livelli di fluoro. Alcune gocce d'acqua vanno in un barattolo. Scatta una foto. Il colore dell'acqua, analizzato da una app, rivela il suo contenuto di minerali. L'eccesso di fluoruro causa deturpazione dei denti e delle ossa.
Gli abitanti del villaggio annuiscono cupamente. Spesso sanno del fluoruro. Ma cosa possono fare? Le autorità hanno promesso un filtro. Mentre aspettano, alcuni hanno aspettato per anni, comprano acqua consegnata da un camion cisterna. O bevono il lento veleno. I nostri corpi sono dei pozzi viventi. Non si può vivere senza l'acqua.
"La superficie più importane non è quella su cui camminiamo," mi dice Agarwal. "E' lo strato di acqua sotto i nostri piedi".
Osserva il paesaggio attraverso questo prisma a raggi X. Gli alberi cambiano, i raccolti cambiano, la cultura umana cambia, tutto dipende dalla topografia umida sottostante. Un liquido mondo sotterraneo che sta svanendo.
Settimane dopo, attraversando il bacino salmastro del lago Sambhar vicino alla città di Jaipur, guardo le donne al lavoro. Guadagnano tre dollari al giorno. Camminando ciecamente all'indietro per ore e ore, rastrellando il sale su una vasta pianura di bianco rovente. La luce piegata al calore inghiotte le loro gambe, restituendole indietro. Una visione infernale. L'abracadabra amaro di uno stregone. Ma non lo è. Siamo noi.
A salt worker near Jaipur.
Paul Salopek
