Solo pochi chilometri, ma così tante frontiere.
Solo pochi chilometri, ma così tante frontiere. Dallo spazio infinito e sonoro della Rift Valley africana, dai vasti e incomparabili orizzonti della penisola araba, mi metto in cammino verso Ovest, al di là della Valle del Giordano, per entrare in un mondo nuovo, strano e diviso: un improvviso boschetto, un labirinto di linee, limiti, confini. Un reticolo di recinzioni e cancelli, frontiere, zone proibite. Mi imbatto in un francobollo spezzettato, con dolore, in innumerevoli territori ridotti in polvere; in enclavi costituite dal controllo politico, in uniformi e bandiere, in insediamenti creati da israeliani, in villaggi palestinesi infuriati a causa di tali insediamenti, in un mosaico di quartieri che sembra rappresentare una prigione reciproca, circondato da avvertimenti e filo spinato. Sono entrato in Cisgiordania, ho messo piede nel cuore pulsante del Medio Oriente moderno.
Into a Mediterranean climate—and a beautiful, ancient crossroads of pathogens.
Paul Salopek
Allo stesso tempo, attraverso anche una periferia biologica.
Ora, il paesaggio collinare è più popolato e urbano, più verde e più umido. Nel giro di poche ore dalla prima pioggia sulle colline della Giudea, ho la tosse. Dopo un anno passato ad attraversare deserti asettici - "perché sono puliti," avrebbe affermato T. E. Lawrence, esprimendo il suo amore per i paesaggi aridi - la mia resistenza ai comuni agenti patogeni è bassa. Due giorni dopo, vengo scosso da un manufatto della civiltà: la polmonite. Tossisco pure i polmoni.
I sintomi sono apparsi per caso in un luogo in cui le malattie infettive, (gli autostoppisti del mondo naturale nel nostro lungo viaggio dal nomadismo ai vilaggi e alle città, le grandi incubatrici di germi) probabilmente si sono unite al percorso della nostra specie.
La valle si chiama Wadi Natuf. I primi esseri umani a smettere di vagare si stabilirono qui: i Natufiani. Popolo misterioso di cacciatori-raccoglitori, vissuto circa 10 000 - 13 000 anni fa. Raccoglievano le abbondanti erbe selvatiche che crescevano sotto le querce e i pistacchi, addomesticarono il cane, si cibavano di gazzelle. In piedi nello stesso identico punto, (oggi un ordinario panorama costituito da olivi nodosi, colline rocciose e campi di colture a basso fusto utilizzati per il pascolo), hanno elaborato un'idea che avrebbe cambiato il mondo: il concetto di casa. L'identita dell' essere umano non aveva più bisogno di essere senza vincoli, trasportabile. Non esisteva più solo il culto dello spostamento. Il significato delle cose, e quello di Dio, iniziarono ad assumere un indirizzo fisso. L'agricoltura, innovazione fondamentale, prese piede nel giro di poche generazioni. I terreni divennero di proprietà.
"Se i primi agricoltori avessero potuto prevedere le conseguenze dovute alla produzione alimentare," scrive Jared Diamond in "Armi, acciaio, malattie", "potrebbero aver scelto di non farlo."
Diamond si riferisce ai lati negativi dell'insediamento umano: la perdita del tempo libero, l'ascesa di gerarchie oppressive, la guerra istituzionale, la sovrappopolazione; ma soprattutto l'inesorabile costo delle malattie infettive di massa. Paragonando l'ossatura, osserviamo che la crescita delle ossa degli antichi agricoltori viene arrestata da malattie e malnutrizione rispetto a quella dei più antichi ed erranti cacciatori dell'Età della pietra. Anche i Natufiani erano cacciatori. Ma non sono forse stati loro, dopo tutto, a tracciare i nostri primi confini, i proto-margini che oggi e sempre divideranno ciò che è tuo da ciò che è mio?
La caverna di Shukbah odora di cenere bagnata.
Il fetore mi dà le vertigini, la nausea. Ho la febbre. Un uomo con indosso una giacca rossa agita le braccia in lontananza. Si tratta del mio compagno di viaggio palestinese, Bassam Almohor. Cammina, in una giornata nuvolosa. Con un'alzata di spalle m'incammino, tossendo, per andargli incontro.
Bassam Almohor pauses outside a Natufian cave in the West Bank.
Paul Salopek
Ci sono altre storie da raccontare. Storie più vecchie. Da giorni si accumulano lungo il sentiero. Il tragitto finale in Giordania. Il saccheggio delle caotiche necropoli. Il tunnel delle capre nei pressi di Gerico. Le giovani del Bat Mitzvah che ballano l'hip-hop indossando una calzamaglia, come se si trattasse di un miraggio, nella terra deserta e arsa dal sole in periferia di Betlemme. Il soldato-colonizzatore-pittore israeliano che ha negoziato una "tregua per studio" coi vicini palestinesi. E, naturalmente, il primo incontro con Gerusalemme, mura di pietra osservate da una collina boscosa in un mattino pallido e limpido come la carta, come un guscio d'uovo, a circa 2,7 milioni di passi da Herto Bouri, in Etiopia.
Prima di tutto, però, devo raggiungere l'ostello Red Crescent. Mi devo togliere le scarpe e tremare sotto le coperte, devo inghiottire una dose da 1 000 mg di Erythomycin. I racconti possono attendere, li ritrovo sempre al mio risveglio, e io stesso stento a crederci. Questo mondo misterioso. Ma è tutto racchiuso lì dentro, nei taccuini insudiciati.
Parked: Felled by an organism that weighs 0.00000000000001 grams.
Paul Salopek
AGGIORNAMENTO: cari amici in cammino, i vostri messaggi di incoraggiamento mi hanno commosso e reso molto felice. Sono completamente guarito e nuovamente in cammino. Vi ringrazio uno per uno per aver pazientato durante l'interruzione dei racconti di viaggio. Pubblicheremo in ordine cronologico i racconti dalla Giordania, dalla Cisgiordania e da Israele, quindi tenete d'occhio il formato digitale.
