«Perché non sei sposato, dolcezza?»
Stanno cercando di nuovo Murat Yazar.
Mustafa Filiz, l'altro mio partner lungo il cammino, assistente di volo a terra, più grande di me, più curato. É salvo. Può riferire ai paesani che è un novello sposo. In realtà, ha accorciato la sua luna di miele a Istanbul per unirsi a noi. (Se considerarlo di buon auspicio per il suo matrimonio, solo lui e la sua giovane moglie, campionessa di kick-boxer, lo possono valutare.) Ma con Murat, bohémien e single, un uomo dai capelli lunghi, sui 30 anni, non ci sono scuse, nessuna copertura. In un'ora di riposo nel rifugio, dovrà spiegare il suo scandaloso addio al celibato. Ride, imbarazzato. Sventola le proprie offerte del rituale che suggella l'unione degli sposi. Lo vedo rivolgere lo sguardo mesto verso delle giovani donne, dalla mano decisa e con indosso dei grembiuli a fiori, provenire dai campi. Murat è dibattuto dal suo cuore vagabondo.
Adagio passage: approaching the threshold of the Lesser Caucasus Mountains, serenaded by village weddings.
Mustafa Filiz
«Sono stata sposata per più di 50 anni», Hazare Aydin, una nonna in un avamposto di montagna chiamato Paşli, riprende Murat. «É andata bene, grazie a Dio. Ho molti nipoti - ah! Non riesco a contarli tutti. E mio marito mi deve dei soldi!»
Suo marito, un ometto rotondo con un cappello pork pie, anche lui si chiama Murat, si lamenta teatralmente. Mentre prendo la loro fotografia, Murat porge una sedia a Hazare. Si tira su formalmente accanto a lei, resta in piedi, come in un dagherrotipo del XIX secolo.
«La vita bella» - scrive Bertrand Russell - «è ispirata dall'amore e guidata dalla conoscenza.»
Traversando a piedi l'Anatolia, abbiamo imparato che i verbi possono essere facilmente sostituiti.
Arranchiamo nei bronzi terreni a pascolo del nord, su altopiani elevati e selvaggi, percorrendo il viaggio al suono della freccia di cupido - fin dove cadrà la freccia: la musica di un matrimonio in lontananza. Tutta l'Anatolia sembra sposarsi. Guidati dai venti freddi e solitari dei villaggi curdi, udiamo onde di odi autunnali definite payizoks. Udiamo folate di vivaci melodie di danze in cerchio chiamate dîlok. Ecco un arazzo di corni dal suono acuto. Ecco il cuore pulsante dei tamburi. Danzano per giorni, i Curdi.
Ecco un antico, un antico desiderio mentre vaghiamo per il mondo. Camminando, scopri in ogni nuovo scenario il modo in cui poter esplorare il volto di un amante - da vicino, sfiorando con le punte delle dita i sui lineamenti, senza distrazione, con una certa attenzione maledetta, ben consapevole che ogni miglio percorso è andato per sempre, sapendo che non resterà. La miglior camminata e scrittura devono avvenire così. Inizi ad andare avanti, con gli occhi chiusi.
