Viviamo in un mondo motorizzato.
Quando si attraversano a piedi i continenti, questo diventa dolorosamente evidente nella totale sottomissione del paesaggio umano alla ruota di gomma, alle auto.
Gli spazi sono selezionati, fatti a pezzi, tagliati e distrutti per dar vita a innaturali linee rette (autostrade) e angoli retti (strade). Non ci rendiamo conto delle enormi proporzioni delle nostre case, città, province, nazioni, perché i nostri cervelli si sono atrofizzati, sono diventati fiacchi a causa di una immeritata velocità. (Prova a contrarre il muscolo della caviglia destra e il pedale dell'acceleratore sotto il tuo piede annienterà i chilometri e le ore.) Ancora più fastidioso è il fatto che il più antico e naturale modo di locomozione nell'esperienza umana, il camminare, spesso susciti sospetti nelle società motorizzate. Camminare in un pianeta conquistato dalle auto significa essere diverso, una figura marginale e, potenzialmente, fonte di problemi.
Abbiamo perciò creato la mappa "Out of Eden Walk" dei controlli della polizia.
plots police stops along the walk’s route.
Due settimane dopo la ripresa del percorso a piedi intorno al mondo ho registrato e geotaggato il quarantatreesimo controllo della polizia. L'ultimo è stato in Turchia, a novembre. Lì, gendarmi dalla faccia di pietra, armati fino ai denti, hanno fotografato i miei documenti col telefono, perché non credevano alla mia storia. Il controllo più recente è stato molto più amichevole. Due poliziotti georgiani a bordo di un camioncino si sono fermati sulla strada di un villaggio solitario vicino al confine con l'Azerbaijan. Il mio compagno di viaggio del luogo, Dima Bit-Suleiman, si è affacciato all'interno del finestrino. Ha spiegato che stavamo facendo una passeggiata. Hanno annuito e ci hanno dato i loro numeri di telefono. In caso avessimo avuto bisogno del loro aiuto. Un gesto umanitario verso persone così povere e vulnerabili da non possedere neanche l'auto.
