Quasi 130 anni fa i rappresentanti di due imperi differenti si confrontarono all'interno di una tenda reale nella remota regione pakistana del Gilgit-Baltistan.
Sir Francis Younghusband, ufficiale delle truppe coloniali e spia professionista britannica, arrivò indossando l'uniforme del reggimento (risplendente di ottone e nastri) con la speranza di intimidire la corte dell'estremamente indipendente regno di Hunza. Safdar Ali, lo scaltro sovrano di quel piccolo e remoto stato di montagna, si presentò all'incontro in abiti altrettanto sgargianti. Il confronto non andò bene: ognuno finì per dare una lezione all'altro in merito alla superiorità della propria nazione. "Era convinto che l'Imperatrice d'India, lo Zar della Russia e l'Imperatore della Cina fossero i capi di tribù confinanti." Rivelò Younghusband con disprezzo.
Nel Gilgit-Baltistan, la storia non è stata clemente con i forestieri arroganti.
I principati feudali nel nord del Pakistan, che ospitano villaggi cinti da mura; pastori di yak; fiumi glaciali; foreste di pioppi e leopardi delle nevi, hanno tenuto a distanza, o resistito agli aspiranti conquistatori, da Alessandro Magno ai Sikh nel XIX secolo. Accadde lo stesso con gli inglesi, che abbandonarono i loro campi militari nel 1947. Ma l'autonomia politica della minuscola Hunza, una dinastia esistente da 900 anni, durò per un altro quarto di secolo: l'ultimo Re di Hunza cedette la sovranità al Pakistan solo nel 1973. Persino al giorno d'oggi la regione resta ancorata a un forte senso d'identità, grazie alla sua protezione geografica (qui si trova la più elevata concentrazione al mondo di cime che sfiorano il cielo a 7000 metri) e alla sua sensibilità politica. L'area è contesa dall'India nell'insoluto conflitto del Kashmir. Agli stranieri non era ammesso l'accesso a una vasta parte di territorio fino all'inizio degli anni '80.
"I primi camion arrivarono durante la generazione di mio padre, e il popolo vi mise fasci di fieno davanti", racconta Naveed Akhtor, un assistente sanitario di una remota valle, che ancora baratta con il vicino Afghanistan tramite una carovana di yak. "I contadini pensavano che i camion fossero animali, perciò gli hanno dato da mangiare."
Gilgit-Baltistan è il lato sconosciuto del Pakistan.
Aspro, freddo, desolato e per lo più privo di preoccupazioni sulla sicurezza che affliggono parte del paese (in quest'area, l'unico attacco terroristico contro stranieri risale a cinque anni fa), è un territorio selvaggio situato a un'elevata altitudine spesso paragonato, in quanto a termini di bellezza panoramica, alla Svizzera e alle Montagne Rocciose. Le sue valli abitate, attraversate per secoli dai commercianti della via della seta provenienti dalla Cina, dall'India e dall'Asia Centrale danno rifugio a una mescolanza di gruppi etnici e lingue locali. Gli abitanti, molti dei quali sciiti ismailiti moderati, possiedono il più alto livello di alfabetizzazione del Pakistan. Il parco nazionale Deosai, esteso a macchia d'olio all'interno della regione e habitat dell'orso bruno dell'Himalaya, è stato proposto come sito patrimonio dell'UNESCO.
Tuttavia il lungo periodo d'isolamento del Gilgit-Baltistan sta giungendo al termine.
Clawing the thin mountain air, the peaks of Cathedral Ridge, near the village of Passu, are a tourist magnet.
Paul Salopek
I recenti miglioramenti apportati alla superstrada Karakoram (finanziati da Pechino all'interno dell'ambizioso progetto tra Cina e Pakistan che mira a collegare Xinjiand al Mar Arabico) stanno rendendo il Pakistan accessibile come mai prima d'ora. Sono stati avviati importanti progetti riguardanti l'energia idroelettrica, e si stanno installando cavi di fibra ottica. La costruzione di nuove strade ha attirato il più grande numero di turisti nella storia del Pakistan: l'incredibile cifra di 1,7 milioni di persone ha visitato la fragile ecologia delle montagne himalayane al confine tra Afghanistan e Cina. "La notte, su Google, faccio ricerche riguardanti il Nepal", afferma sopraffatto un amministratore locale alle prese con problematiche legate alle infrastutture, simili a quelle affrontate nelle destinazioni turistiche più famose al mondo: problemi sanitari, rifiuti e sviluppo caotico.
Out of Eden Walk vagherà per il poco conosciuto Gilgit-Baltistan nelle prossime settimane. In nessun altro luogo come a Gulmit (dove il capitano britannico, Younghusband, e il re di Hunza, Ali, trattarono nel 1889) i rapidi cambiamenti nel paesaggio di questa vecchia frontiera della via della seta sono così evidenti.
La strada sterrata principale, sulla quale si affaccia un fatiscente casolare reale, a volte si trasforma in un campo di polo, lo sport dei re di una volta. In un villaggio turistico aperto di recente, situato nei pressi della superstrada asfaltata coi contributi della Cina, è possibile mangiare la pasta. Il cuoco ha imparato il mestiere in Arizona.